

L'Arena
IL GIORNALE DI VERONA
Martedì 08 Luglio 2008 provincia Pagina 26
BARDOLINO. Spettacolare intervento per riportare a riva il veliero ultimo testimone dei traffici commerciali sul lago
Recuperato il San Nicolò
«Ritornerà a navigare»
di Stefano Joppi
Decine di persone hanno assistito allo spettacolare recupero del San Nicolò, il veliero più vecchio del Garda ancora in attività, andato alla deriva in seguito al violento fortunale notturno di fine giugno sul lago. L’ultimo «barcòn», varato l’8 dicembre del 1926, è stato issato a terra da due possenti gru che, con mille cautele e grazie a una perizia non comune, hanno alzato fino ad un’altezza superiore ai dieci metri il bialbero in legno (lungo circa 20 metri, largo 5, stazza superiore alle 20 tonnellate), per poi posizionarlo nel parcheggio sterrato a fianco del lido Cornicello. Lì rimarrà il tempo necessario per essere risistemato e tornare in acqua.
«Si prospettano tempi lunghi», allarga le braccia l’armatore Ivan De Beni pronto a ringraziare il sindaco Pietro Meschi per aver concesso l’utilizzo dell’area. Ma non solo. «Davvero encomiabili sono stati i volontari del gruppo Opsa e i vigili del fuoco che ha nno mantenuta vuota d’acqua la stiva del San Nicolò nei giorni successivi al disastro e durante il trasporto del barcone, via lago, dal luogo del naufragio, davanti alla sede della Canottieri, a Punta Cornicello. Purtroppo i danni sono consistenti e ci vorranno mesi prima di rivedere il San Nicolò in attività. Oltre ai due i profondi squarci nella carena ci sono da valutare le condizioni della chiglia. Con i miei soci (il barcone è di proprietà dell’agenzia Europlan, ndr) stiamo pensando d’ingaggiare una squadra di maestri d’ascia per velocizzare i tempi di recupero del veliero. Il danno economico? Difficilmente riusciremo a stare sotto i 200 mila euro», confida ancora De Beni. Il quale è letteralmente sommerso di messaggi di bardolinesi profondamente dispiaciuti per la sorte del San Nicolò.
È la conferma del forte legame che questo barcon ha con la sua comunità. D’altronde fu realizzato dal cantiere Guarnati per i fratelli Giuseppe e Giovanni Donà rimasti malauguratamente senza barca. In quell’epoca ebbero l’aiuto spontaneo dell’intera comunità che, con una colletta, contribuì alla realizzazione del nuovo scafo, cosi battezzato in onore del patrono del paese. Nel corso della sua lunga attività il barcone, ora adibito a crociere turistiche, trasportò ogni tipo di merce. «Soprattutto pietre, per costruire i porti, legname e anche frutta», raccontano Carlo ed Ennio Donà, primi cugini e figli rispettivamente di Giuseppe e Giovanni Donà.
Poco prima della seconda guerra mondiale il San Nicolò finì sugli scogli per la rottura degli ormeggi. Alla fine della guerra il veliero rimase fino al 1957 di proprietà della famiglia Donà quando, non potendo reggere alla concorrenza del trasporto su gomma, venne venduto ad un certo Duprè di Lugano. Nel maggio del 1962 nuovo cambio di proprietà con il passaggio al bolzanino Walter Bertolazzi. L’imbarcazione fu sottoposta ad un radicale restauro, dicembre 1967, con le tavole di fasciame rovinate sostituite con altre in mogano nel cantiere di Sauro Feltrinelli di Malcesine. Successivamente il San Nicolò è stato acquistato da Pierluigi Canobbio di Riva, titolare della linea di autocorriere Rovereto-Riva, e quindi nel 1979 da Helmar Danner di Linz che per circa sei anni l’ha adibito a nave scuola di vela sotto bandiera austriaca. Nel gennaio del 1987 il San Nicolò fu comprato dall’agenzia Europlan.
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